SETTORE PRIMARIO



 Di tutto il territorio cadorino solo una parte di esso può essere 
utilizzato per la coltivazione. Andando indietro nel tempo vediamo che attorno 
alla prima metà del 1500 vennero introdotte coltivazioni di fagioli e di grano 
saraceno (chiamato in forma dialettale "paiàn"), circa un secolo più tardi di 
granturco e verso l'inizio del 1800 di patate.
Un tempo non era concepibile un tipo di alimentazione che trascurasse polenta e patate mentre oggigiorno l'alimentazione è più varia e più razionale.

Lavorazione canapa Fino a qualche decennio fa esistevano coltivazioni di canapa (nella foto a lato delle donne addette alla maciullazione della stessa) che, unitamente alla lana, veniva usata, fino all'inizio di questo secolo, per la tessitura delle "mezzelane", ossia degli abiti colorati di un castano scuro o di verde dalla lunghissima durata, che venivano usati sia da donne che da uomini come abito per tutti i giorni e per tutte le stagioni.
Questo tipo di tessuto veniva interamente lavorato in Cadore.
Vi erano inoltre coltivazioni (per lo più abbandonate) di lino, segala, orzo, frumento, rape.
Lo scarso reddito di questo tipo di coltivazioni fece preferire i fagioli e le patate che, vista la buona qualità, venivano esportate, anche se in non cospicue quantità.
Il Cadore è importatore di frutta per migliaia di quintali anche se potrebbe esserne produttore; un tempo si pensava che, nel giro di alcuni anni, le mele e le pere consumate in zona potessero essere di produzione locale.

Pian dei  Buoi Esistono dei vasti prati che danno un erba ottima che un tempo veniva falciata dai cadorini anche alle quote più elevate dove cresce alta pochi centimetri; è l'unico nutrimento del bestiame che, nei secoli scorsi, era allevato in numero dieci volte superiore a quello odierno.
Il fieno necessario per sfamare il bestiame, durante il periodo invernale, veniva raccolto nel corso del periodo estivo, nei fondovalle, mentre le mandrie venivano trasferite ad alpeggiare nei pascoli d'alta montagna.
Qui vi erano, ed esistono tuttora, le malghe che ospitavano i pastori, nelle quali avveniva la lavorazione del latte e che servivano da ricovero per i bovini e gli ovini.
Attualmente il numero dei capi di bestiame è ridotto ed i pascoli sono in gran parte trascurati o in alcuni casi affittati a gente non cadorina, cosa che un tempo sarebbe sembrata un sacrilegio.
Oggi l'economia cadorina è cambiata: gran parte dei prati sono abbandonati o piantati a larici od abeti e talvolta non vengono falciati neppure quelli più vicini all'abitato.
La ricchezza del Cadore è costituita da boschi di abeti, faggi e larici che rivestono per circa tre settimi l'area della zona. Il legname prodotto dagli abeti del Cadore è tra i migliori del mondo ed è sempre stata per i cadorini la maggior fonte di reddito; un tempo veniva fluitato lungo i corsi d'acqua fino alla pianura dove veniva commercializzato.
Questi ecosistemi restano comunque molto importanti per l'area montana in quanto hanno un ruolo fondamentale nella difesa idrogeologica del territorio, fungono da "polmoni verdi" e, oltre ad essere esteticamente gradevoli, adempiono ad una funzione ricreativa.
Lo Stato possiede in Cadore solamente il bosco di San Marco mentre tutti gli altri appartengono per la maggior parte ai Comuni e per la restante parte alle Regole ed ai privati. I Comuni hanno nel legname il quasi unico cespite d'entrata e fino a qualche decennio fa le entrate derivanti dai tagli annui erano tali da limitare di molto le tasse comunali e da permettere l'esecuzione di tutte le opere pubbliche.


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